La medicina del futuro fosse anche questa!
Sono sempre stata una fortunata figlia unica, particolarmente affettuosa, abituata a manifestare il mio affetto per il mio meraviglioso papà con abbracci e baci con «il ciocco» (ho sempre chiamato così un bacio accompagnato da un fragoroso rumore). È vero, non c’è bisogno di abbracciarsi per manifestare il proprio bene. Si esprime anche con gli sguardi, con le azioni, con il comportamento e con le parole. Io ho sempre usato tanto le parole scoprendo che possono diventare davvero magiche, una vera difesa dall’invecchiamento. Mi spiego meglio. Ho sentito il bisogno di trovare forme alternative per far sentire a mio padre quanto lui fosse enormemente importante per me. Le parole sono il modo per raccontare tutto il mio straripante affetto, ma anche la riconoscenza per tutto quello che lui ha fatto per me e che ha realizzato nella sua vita. Ho cominciato a dire a mio papà cose che ho sempre pensato e che mai dicevo per descrivere quel fenomeno biologico del mio papà Ronca a chi magari non lo conosceva. Espressioni del tipo: «Ma ti rendi conto di quanto tu abbia facilitato la mia vita e quella della mia famiglia?»
Che bello sarebbe se… «A casa e in ambulatorio, ovunque mi giri trovo qualcosa che hai costruito con le tue mani, sempre con estrema maestria, intelligente ingegno e abilità creativa». «Faccio certamente prima a descrivere quelle poche cose che non sai fare, rispetto a elencare tutte quelle che sai fare, e per di più in modo magistrale». «Grazie a te, in famiglia siamo riusciti a fare solo i dentisti, delegando a te tutta la parte amministrativa, burocratica e di gestioni varie!» «E poi ancora dai consigli e lezioni di informatica a tutto lo staff dell’ambulatorio, controllando con competenza che il commercialista oppure la banca non facessero degli errori (come in passato è successo, problemi sempre da te intercettati, gestiti e risolti)». Il mitico Ronca, mio papà, ha ascoltato queste e tante altre mie parole. Tempo fa ho riferito a mio padre quello che dissi al suo medico di base: «Caro dottor Remo, negli ultimi mesi il mio papà è migliorato sia fi sicamente che nel carattere». Che bello è stato sentire il mio meraviglioso papà di 94 anni confermare il mio commento con un risoluto: «È vero!» «E io sono sicura del perché: sono riuscita a esprimere a parole quanto tu fossi importante, necessario, utilissimo per me, per il mio lavoro e per la mia famiglia, con la tua intelligenza operativa, per la tua infallibile memoria e per le tue conoscenze di alta ragioneria». Ricevere la conferma verbale di quanto una persona può essere apprezzata, oltre che amata, accresce l’autostima, arricchisce il carattere e genera benessere.
Sono felice di avere una natura estroversa ed essere riuscita a farlo. Ricordiamoci degli effetti benefi ci che possiamo avere sui nostri cari, soprattutto se diversamente giovani, oppure se vivono magari da soli come mio papà, vedovo da vent’anni. Mi sembra di aver scoperto una semplice ma potente strategia di cura. Proprio come dice Franco Battiato nel suo brano La cura: «Ti salverò da ogni malinconia / perché sei un essere speciale / ed io avrò cura di te». Che bello sarebbe davvero se la medicina del futuro fosse anche fondata sull’esprimere a parole sentimenti da condividere, che alle volte non si palesano, solo perché scontati e ovvi. La parola, il logos, è potente perché l’uomo è la parola, come diceva Aristotele. La parola è un carattere distintivo dell’uomo, può consolare oppure abbattere, può far scoppiare le guerre o farle cessare, può assolvere o condannare. Abbiamo il massimo dei mezzi di comunicazione, ma il minimo di comprensione. Con le parole si unisce la memoria dei padri al futuro dei propri fi gli, ma i fi gli potrebbero fare della parola un importante strumento per comunicare le proprie emozioni. Il sofista Gorgia, 2500 anni fa, affermava che «la vita è una battaglia di parole». Dopo tanta indigestione di immagini digitali e video, potremmo operare una vera rivoluzione con le parole. Le parole scritte sulla carta oppure dette a voce hanno un potere illimitato e straordinario, possono cambiare un evento, ma soprattutto possono influenzare la biochimica del nostro corpo. Anche in medicina si concorda che manifestazioni di affetto tangibile sono davvero curative. Ecco qualche aneddoto. Lilia ha sicuramente un dono che anch’io condivido: la fede. Dopo essere stata un po’ in silenzio, perché concentrata sul lavoro, dico: «L’ho fatto col cuore» anche per far capire alla mia paziente che il trattamento era stato completato. «Si capiva benissimo», è stato il commento di Lilia. Ci parliamo con gli occhi e la sensazione è molto piacevole. «E io ho pregato per lei», aggiunge la paziente. «Lo faccio sempre quando lei mi cura.» Sono comprensibilmente intenerita. Lilia è mia paziente da tanti anni ma non abbiamo mai parlato in termini così personali. La cerco per salutarla, dopo che ha preso il prossimo appuntamento con la segretaria. «Mi ha veramente commosso», le dico con sincero affetto. «Lo faccio sempre con chiunque si prenda cura della mia salute, anche con il cardiologo. Penso che lui ha il grande dono di curarmi e merita le mie preghiere.» In tutti i campi della medicina il rapporto fra paziente e operatore è assolutamente cruciale.